Scuole separate: un podcast su città e disuguaglianza educativa a Palermo, è una serie di cinque episodi sulla composizione sociale delle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado nella Prima circoscrizione del Comune di Palermo.
Il lavoro è stato condotto da Send ETS, un’organizzazione impegnata nella promozione dell’orientamento alle scelte come strumento di contrasto alle disuguaglianze sociali, nell’ambito del progetto Traiettorie Urbane.
L’obiettivo del podcast è portare all’attenzione dell’opinione pubblica il fenomeno della segregazione scolastica e di come questo sia strettamente legato a comportamenti sociali, trasformazioni urbanistiche e riforme politico educative. Questo lavoro non ha alcuna pretesa di esaustività, per chi volesse continuare ad approfondire rimandiamo alla sito bibliografia raccolta, consultabile al presente link: https://sendsicilia.it/bibliografia-e-sitografia-per-il-podcast-scuole-separate/
Le interviste sono state realizzate da Loriana Cavaleri e Federico Prestileo. Le schede introduttive sono state redatte da Federico Prestileo. Le musiche sono di ValeValex.
In questa intervista, approfondiremo l’esperienza della professoressa Gilda Terranova, insegnante presso il plesso Roncalli dell’Istituto Comprensivo Rita Borsellino, esplorando la sua trentennale conoscenza del territorio e i cambiamenti osservati nella scuola e nella sua popolazione studentesca, integrando le sue riflessioni con il Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF) dell’istituto.
La professoressa Gilda Terranova ha insegnato al plesso Roncalli per 13 anni, sebbene nei primi due anni avesse una cattedra divisa con altre scuole, acquisendo la cattedra completa alla Roncalli negli ultimi dieci anni. La sua conoscenza del territorio è però ben più profonda, risalendo al 1987, anno in cui è tornata a vivere nel centro storico di Palermo. Al suo arrivo, la zona era caratterizzata da pochi bambini e poche automobili in luoghi come Piazza Marina, dove ricorda la presenza di sole due auto e pochissimi residenti in un palazzo storico. In passato, a Palazzo Galletti, un tempo abitato da sua madre, mancava persino l’illuminazione nelle scale e nella piazza. La professoressa ricorda anche la presenza di comunità di “Sanyasi” e di “compagni” o persone legate ad associazioni e partiti che, pur nell’oscurità e pericolosità del centro storico, lo ripopolavano grazie ai costi ridotti delle case, sebbene fossero molto fatiscenti. La Piazza Magione, ad esempio, all’epoca del suo tirocinio alla scuola Ferrara (la sua prima esperienza scolastica al fianco della maestra Laura D’Amato), era “una specie di voragine“, una “pietraia” piena di sassi e fango quando pioveva, un’immagine che ancora oggi sciocca i più giovani.
La trasformazione del quartiere è stata evidente nel tempo, con la messa a dimora di cipressi a Piazza Magione per la Conferenza ONU, che hanno creato una sorta di “quinta” tra la piazza e la chiesa, e la riapertura dello Spasimo, un tempo “pieno pieno di rifiuti” e trasformatosi in una “chiesa a cielo aperto“. La scuola stessa ha subito un’evoluzione significativa. La professoressa Terranova ha notato un cambiamento radicale nella scuola dell’infanzia: nel 2007, quando suo figlio frequentava la Ferrara, la scuola aveva solo banchi, quasi nessun gioco e spazi angusti. La sua esperienza personale la portò a iscrivere il figlio a un asilo privato fuori dal quartiere per la mancanza di qualità, eccetto una classe con una maestra eccezionale, Laura Giardina. Tuttavia, al suo arrivo alla Roncalli, la scuola dell’infanzia era “cambiatissima negli spazi, nei metodi, nella formazione delle maestre“. Questo miglioramento è stato attribuito all’eredità positiva di un gruppo di maestre storiche come Laura Giardina, Laura D’Amato e Milena Di Marco, che condividevano una visione collettiva della scuola e lavoravano in gruppo, garantendo una qualità uniforme tra le classi. L’intreccio tra scuola e quartiere è diventato un processo osmotico, con un forte rapporto tra l’interno e l’esterno, come dimostrato dai progetti con gli alberi in Piazza Magione o lo studio degli uccelli stagionali.
La professoressa Terranova ha scelto la Roncalli perché le era piaciuta l’attenzione ai libri e alla letteratura per ragazzi, grazie a un evento della scuola Amari (il terzo plesso dell’istituto) con la rivista Andersen, dove conobbe Lucia Sorce, l’attuale preside. All’Amari era stato creato anche un “museo del bambino” con ritratti dei volti dei ragazzi. Ha iniziato il suo incarico alla Roncalli nel 2012. Le sue prime esperienze alla Roncalli furono particolarmente formative: le fu chiesto di prendere una classe “difficilissima” con ragazzi ripetenti e problematici, ma con il supporto di un collega, il professor Consiglio, il referente di plesso.
Quando la dirigente, che aveva gestito accorpamenti progressivi, si trovò a dirigere tre scuole, uno dei primi interventi fu quello di lavorare sulla formazione delle classi, mescolando i bambini provenienti dal Ferrara e dall’Amari. Inizialmente, gli alunni dell’Amari (alcuni dalla zona più complessa di Via Tiro a Segno) tendevano a spostarsi verso scuole come la Franchetti, mentre i bambini del Ferrara prima si iscrivevano automaticamente alla Roncalli mentre oggi scelgono di andare più verso il centro e Piazza Politeama. La scelta di creare classi più eterogenee, limitando a sette o otto il numero di bambini provenienti dalla stessa classe, è stata considerata “faticosa ma vincente“.
La Roncalli, essendo un plesso situato in un palazzo privato, ha dovuto affrontare il limite di non essere una “scuola a forma di scuola“. Grazie al progetto “#TU6SCUOLA” e al contributo dell’artista Igor Scalisi Palminteri, l’interno dell’edificio è stato riqualificato, diventando “colorato e contemporaneo“. Questo progetto ha anche valorizzato i modelli maschili dolci e accoglienti, importanti in un contesto dove i padri potevano presentare modelli più “duri“. Il PTOF dell’Istituto Rita Borsellino conferma che il plesso Angelo Roncalli, di proprietà privata, ha beneficiato di un’importante riqualificazione degli spazi interni grazie al progetto “#TU6SCUOLA”, che ha permesso di trasformare l’aspetto “triste e cupo” della scuola. La scuola ha inoltre arricchito i suoi spazi con laboratori e una biblioteca molto utilizzata, che è cresciuta nel tempo anche grazie a progetti come “Una marina di libri”, “ioleggoperché” e “Il Maggio dei libri”, e donazioni. Il PTOF elenca la presenza di diverse tipologie di laboratori e biblioteche in tutti i plessi, con buone dotazioni librarie. Inoltre, il Roncalli è dotato di LIM o Digital Board in ogni aula. La presenza di tanti insegnanti maschi, anche attraverso progetti esterni, è vista come un fattore che crea maggiore equilibrio e modelli diversi. La professoressa Terranova apprezza il rapporto tra docenti “vecchi e giovani“, che promuove la crescita e il mettersi in discussione.
Riguardo alla composizione della popolazione scolastica, la professoressa Terranova osserva che negli ultimi due o tre anni, la Roncalli è diventata meno omogenea. La percezione di una maggiore omogeneità nella Roncalli, rispetto al Ferrara, potrebbe derivare dalla posizione fisica: la Ferrara, con la sua piazza, permette maggiori mescolanze, essendo uno spazio più aperto. Via Lincoln viene percepita come un confine che molti non vogliono superare, a causa di pregiudizi verso ciò che proviene dalla seconda circoscrizione. La scelta della scuola da parte dei genitori è influenzata da diversi fattori, spesso basati su pregiudizi o sull’ambiente sociale desiderato per i figli, piuttosto che sulla qualità didattica o sugli esiti. Alcuni genitori, giovani e non, temono fenomeni di bullismo nelle scuole medie, pur essendo questo un pregiudizio poiché il bullismo non è legato alla classe sociale. Un altro timore è la paura di venire inseriti in gruppi i cui livelli economici sono molto eterogenei, o con famiglie provenienti da contesti di delinquenza, un fenomeno che la professoressa paragona al “white flight” americano, sebbene in Italia sia legato alla povertà più che alla razza. Il PTOF dell’ICS Rita Borsellino evidenzia che l’eterogeneità di culture, inclusi nuclei familiari con titoli di studio superiori, famiglie con background migratorio (prevalentemente da Nord e Centro Africa e dalla comunità cinese), costituisce un “grande valore aggiunto potenziale per l’intera comunità scolastica” e che la scuola è scelta anche da utenti non provenienti direttamente dal contesto di riferimento, proprio per la sua “popolazione scolastica mista“. Il PTOF riconosce però anche la presenza di “sacche di povertà e marginalità sociale” che si manifestano con “assenza di studio assistito a casa o carenze linguistiche“.
La professoressa Terranova riflette sul fatto che una classe più omogenea semplifica le cose, ma l’eterogeneità, pur essendo faticosa, è una sfida. L’idea di essere “indietro” o “avanti” è criticata, poiché la programmazione dovrebbe essere adattata al gruppo di studenti. Il PTOF, in linea con questa visione, sottolinea che la scuola si impegna a fornire a tutti gli alunni “pari opportunità di studio, apprendimento e integrazione“, mirando a “sviluppare la personalità in tutte le sue dimensioni e a promuovere l’acquisizione di piena autonomia“.
Un punto critico è la prima media, definita “un gradino importantissimo, dove l’Articolo 3 della Costituzione viene tradito” a causa della disparità nell’accesso ai materiali scolastici (il costo dei libri può arrivare anche a 300€) e la mancanza di tempo pieno. Mentre alla scuola elementare c’è la cedola per i libri, alla scuola media le differenze sociali emergono maggiormente. La professoressa suggerisce di lavorare sulle “classi ponte” (infanzia-primaria, primaria-media, media-liceo) per garantire continuità. Il PTOF dell’ICS Rita Borsellino conferma l’importanza della continuità didattica tra i tre ordini di scuola, attraverso lo scambio di informazioni e documenti tra docenti e la formazione congiunta delle classi prime, sia della primaria che della secondaria, per rendere “quanto più accogliente possibile il passaggio“. Il PTOF propone anche percorsi di orientamento formativo per le classi prima, seconda e terza della scuola secondaria di primo grado, che mirano a sviluppare le intelligenze multiple degli studenti e a far conoscere loro le opportunità future, inclusi i mestieri e gli istituti superiori.
Per quanto riguarda i genitori, la professoressa Terranova osserva che, in generale, molti di essi, anche giovani, non attribuiscono la giusta importanza all’istruzione. In contrasto, la professoressa Cossentino del plesso Verga (parte dell’Istituto Lombardo Radice) sottolinea che i genitori con background migratorio dimostrano molta più preoccupazione per l’istruzione dei figli, spesso essendo laureati e attribuendo un’importanza fondamentale alla scuola, a differenza di molti genitori palermitani del quartiere che la usano principalmente come “posteggio“.
La Roncalli, essendo una scuola “vicina alla stazione“, è spesso una “scuola di passaggio” per il corpo docente, con un notevole turnover di insegnanti provenienti da altre province come Agrigento, Messina e Catania, il che può generare assenteismo. Questo può incidere sulla continuità didattica. Tuttavia, il PTOF dell’ICS Rita Borsellino evidenzia anche la “permanenza” di molti docenti a tempo indeterminato (il 62,9% alla Primaria e il 43% alla Secondaria restano per oltre 5 anni, alcuni oltre il decennio), diventando punti di riferimento. La stabilità della dirigente e della direttrice dei servizi generali e amministrativi, presenti da oltre un decennio, contribuisce a una profonda conoscenza del territorio. La discrepanza tra la percezione di Gilda Terranova di “scuola di passaggio” per il corpo docente e la menzione di “permanenza” nel PTOF evidenzia la complessità della situazione, dove una parte del personale è stabile e radicata, mentre un’altra è più fluida. Nonostante ciò, la professoressa Terranova nota un affetto dei docenti per la scuola, che “quando scegli poi ti diventano casa“.
Il PTOF dell’Istituto Rita Borsellino ha fissato per il triennio 2022/25 la priorità di essere una “scuola aperta per una società aperta“, valorizzando la sua posizione privilegiata che permette “sconfinamenti” e attività didattiche fuori dagli spazi scolastici, in collaborazione con una vasta “comunità educante” di enti e associazioni come Addiopizzo e SEND. Tra le attività di ampliamento dell’offerta formativa, il PTOF elenca numerosi progetti legati allo sport, alla cultura, alla legalità e all’ambiente, realizzati in collaborazione con vari partner esterni, come “Sport Popolare in Spazio Pubblico”, “Libriamoci”, “Volontari per l’educazione – Save the Children”, “Schermi in classe”, “Giochi matematici del Mediterraneo”, “Educare al bello”, e iniziative con il Teatro Massimo e l’Orto Botanico. La scuola si impegna anche nella prevenzione e contrasto della dispersione scolastica e del bullismo, e nel potenziamento dell’inclusione scolastica attraverso percorsi individualizzati e personalizzati, collaborando con servizi socio-sanitari e associazioni del territorio.
In sintesi, la scuola Rita Borsellino si configura come un’istituzione dinamica, profondamente inserita nel suo territorio, che cerca di rispondere alle sfide socio-culturali attraverso un approccio innovativo e inclusivo, basato sulla collaborazione e la valorizzazione delle risorse interne ed esterne.