Scuole separate : un podcast su città e disuguaglianza educativa a Palermo, è una serie di cinque episodi sulla composizione sociale delle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado nella Prima circoscrizione del Comune di Palermo.
Il lavoro è stato condotto da Send ETS, un’organizzazione impegnata nella promozione dell’orientamento alle scelte come strumento di contrasto alle disuguaglianze sociali (www.sendsicilia), nell’ambito del progetto Traiettorie Urbane.
L’obiettivo del podcast è portare all’attenzione dell’opinione pubblica il fenomeno della segregazione scolastica e di come questo sia strettamente legato a comportamenti sociali, trasformazioni urbanistiche e riforme politico educative. Questo lavoro non ha alcuna pretesa di esaustività, per chi volesse continuare ad approfondire rimandiamo alla sito bibliografia raccolta, consultabile al presente link: https://sendsicilia.it/bibliografia-e-sitografia-per-il-podcast-scuole-separate/
Le interviste sono state realizzate da Loriana Cavaleri e Federico Prestileo. Le schede introduttive sono state redatte da Federico Prestileo. Le musiche sono di ValeValex.
In questa analisi, sposteremo il nostro focus sul plesso Nuccio, parte dello stesso Istituto Comprensivo Statale “Lombardo Radice”, grazie alla prospettiva offerta da Serena Palmizio, docente che vi insegna da ben ventinove anni. La sua lunga esperienza offre uno sguardo privilegiato sui profondi mutamenti sociali e culturali che hanno interessato il centro storico di Palermo, in particolare il quartiere Albergheria-Ballarò, dove il plesso Nuccio è situato.
Con termini simili a quelli usati dalla collega a per il plesso Verga, la docente osserva con preoccupazione un cambiamento in negativo nella considerazione che i genitori hanno per il mondo della scuola, una tendenza che, a suo dire, si lega anche al ringiovanimento della popolazione genitoriale. Questi genitori, spesso molto giovani, tenderebbero a non comprendere il proprio ruolo, agendo più come complici e amici dei figli, e vedendo la scuola come un mero “parcheggio“ per i propri bambini, soprattutto dopo l’introduzione della legge sull’obbligo scolastico. Palmizio rivela una realtà complessa dove, nonostante un tessuto urbano che ha visto l’emergere di impiegati rispetto al passato, la maggior parte delle famiglie del quartiere dichiara un reddito ISEE “quasi pari a zero“, suggerendo un’ampia diffusione di lavoro in nero o, peggio, di proventi illegali legati allo spaccio di droga, una piaga che, secondo la sua testimonianza, ha sempre afflitto il quartiere. Questo scenario socio-economico si riflette anche nella drastica diminuzione degli iscritti, che ha visto il plesso Nuccio passare da dodici classi a sole sei o sette, con il rischio di un ulteriore calo, una tendenza che accomuna anche il vicino plesso Verga.
Il contesto in cui opera il plesso Nuccio, descritto anche nel Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF), è quello di un quartiere del centro storico caratterizzato da un “tessuto socio-economico basso e da un continuo movimento demografico”. Il PTOF aggiunge che la popolazione è “formata prevalentemente da artigiani e piccoli commercianti ambulanti” e che molti genitori sono “disoccupati e mantengono la famiglia con proventi occasionali o avvalendosi di sussidi pubblici”. Questa descrizione generale del contesto conferma le osservazioni di Palmizio riguardo alla precarietà economica e sociale delle famiglie residenti.
Una delle maggiori sfide per il plesso Nuccio è la reggenza prolungata che ha caratterizzato la scuola prima dell’attuale dirigente, insediatosi da quattro anni. Palmizio spiega che questa condizione ha impedito una presenza e un’attenzione quotidiana sulla realtà dei plessi, percepiti come scuole “di frontiera“ in un centro storico non ben strutturato e segnato dalla povertà. La situazione è ulteriormente complicata dalla non stabilità dei nuovi abitanti che si trasferiscono nel quartiere, molti dei quali sono in attesa di una sistemazione definitiva e si spostano frequentemente in altri quartieri di Palermo, portando a trasferimenti di alunni anche a metà anno. Inoltre, la docente evidenzia le difficoltà legate alla frequenza irregolare di alcuni bambini extracomunitari, in particolare i rumeni, che tendono a rientrare nel proprio paese per lunghi periodi, interrompendo la continuità didattica. Tuttavia, Palmizio sottolinea una netta differenza con il vicino plesso Verga: qui, una “grande maggioranza di concentrazione di bambini che sono tutti nati a Palermo, ma i cui genitori sono tutti stranieri“, principalmente ghanesi, sono in pianta stabile e le loro famiglie, a differenza di quelle al Nuccio, “fortunatamente lavorano“ anche in attività legali nel quartiere, e per loro il tempo pieno offerto dal Verga è una comodità importante. Questa osservazione rivela una sorprendente inversione nella stabilità economica tra la popolazione migrante e quella locale in diverse aree del centro storico. Il PTOF conferma che il plesso Verga offre 40 ore settimanali di tempo scuola per la scuola primaria, a differenza del Nuccio che offre 27 o 29 ore.
La professoressa Palmizio lamenta anche un generale cambiamento nell’atteggiamento dei genitori rispetto al passato, quando mostravano maggiore rispetto verso l’istituzione scolastica e i docenti. Oggi, i genitori, anche nel caso di famiglie con una situazione economica più stabile o con un diploma, tendono a iscrivere i figli nelle scuole vicine per “comodità“, senza un reale interesse per la crescita culturale personale dei bambini. Questa mancanza di consapevolezza riguarda anche la ricchezza storico-artistica del quartiere in cui i plessi si trovano, come Palazzo dei Normanni o la Cattedrale, che spesso non viene valorizzata dai residenti.
Un nodo cruciale emerso è la segregazione scolastica percepita e attuata a livello genitoriale. Nonostante il plesso Nuccio, così come il Verga, sia dotato di strumenti e infrastrutture di alto livello – come le LIM in ogni classe, un’aula informatica e di scienze ben fornite, e ampi spazi esterni – i genitori, anche quelli con una classe sociale più elevata e figli di professionisti, mostrano un “pregiudizio“ verso la scuola, associandola al contesto problematico di Ballarò e rifiutandosi di iscrivere i propri figli, un comportamento che Palmizio definisce una “forma di razzismo“. Questo pregiudizio è particolarmente evidente nel passaggio dalla scuola primaria alla secondaria di primo grado: molti genitori del Nuccio, pur di non mandare i figli al plesso Verga, che fa parte dello stesso istituto comprensivo, scelgono scuole esterne al quartiere come la Silvio Boccone o la Cesareo. La reputazione negativa del Verga, percepita come una “scuola ghetto“ dove “non si fa niente”, è un ostacolo insormontabile per molte famiglie, nonostante gli sforzi del dirigente scolastico di creare una classe di scuola media al Nuccio stesso per incentivare la continuità.
Il PTOF dell’Istituto Lombardo Radice, tuttavia, evidenzia un impegno strategico nel contrastare la dispersione scolastica e nel promuovere l’inclusione. Tra le priorità dell’istituto vi è la “riduzione del tasso di dispersione scolastica” e l’“innalzamento del livello dei risultati ottenuti dagli studenti”. Il documento sottolinea anche la “valorizzazione delle competenze acquisite dagli alunni di origine non italiana” e il miglioramento dei percorsi di italiano L2 per gli studenti stranieri e le loro famiglie. L’istituto si propone di rendere la scuola “un luogo di sostegno al processo di crescita” e di “sviluppare ambienti di apprendimento significativo”, confermando l’importanza attribuita alle dotazioni tecnologiche e laboratoriali. Un elemento di discordanza con le osservazioni di Palmizio riguarda la stabilità del personale docente; mentre Palmizio lamenta la frequente rotazione dei docenti nella scuola secondaria di primo grado, creando una sensazione di “incuria”, il PTOF, pur riconoscendo l’assegnazione di docenti in organico di adeguamento, evidenzia una “elevata stabilità del personale che favorisce il raggiungimento degli obiettivi educativi programmati dalla scuola”.
Nonostante queste difficoltà e la percezione esterna, la scuola è un “presidio“ fondamentale nel territorio. Palmizio riconosce che le collaborazioni con associazioni locali hanno avuto effetti positivi, coinvolgendo attivamente i genitori e suscitando l’interesse dei bambini, anche se ciò non ha portato a un aumento delle iscrizioni da parte di nuovi residenti con redditi più alti. La docente rimarca che queste attività, come il progetto di cucina che coinvolgeva genitori di diverse etnie, hanno favorito la socializzazione, sebbene permanga, ad esempio, l’uso dispregiativo del termine “U Tuircu“ per riferirsi agli studenti stranieri, specialmente ghanesi. Il PTOF supporta questa visione, elencando una moltitudine di iniziative di ampliamento dell’offerta formativa in collaborazione con enti e associazioni, focalizzate su temi che vanno dalla promozione della lettura e delle competenze digitali e artistiche, all’educazione alla salute e all’ambiente, al contrasto alla dispersione scolastica. Queste iniziative mirano, secondo il POTF e secondo le parole di Palmizio, a rendere la scuola “una comunità attiva, aperta al territorio e in grado di sviluppare e aumentare l’interazione con le famiglie e con la comunità locale, comprese le organizzazioni del terzo settore e le imprese“.
Il futuro del plesso Nuccio, secondo Palmizio, è incerto e la scuola rischia di “morire“ se non ci sarà un “grande interesse da parte dell’alto“, inteso come un intervento deciso delle istituzioni a livello comunale, regionale e statale. La docente suggerisce che un “abbellimento del quartiere“ e delle scuole, rendendo meno “orrendo“ il muro esterno della scuola, che appare come “le mura di un carcere“, e migliorando il decoro urbano, potrebbe fungere da “grande pubblicità“ per le scuole e attirare nuove famiglie. Nonostante la sua generale visione pessimistica, Palmizio mantiene uno “spiraglio di speranza“, credendo che una rigenerazione del quartiere e una maggiore valorizzazione delle potenzialità delle scuole potrebbero “rimarginare“ la segregazione sociale e rompere i pregiudizi che attualmente allontanano le famiglie più avvantaggiate. La sua raccomandazione alle famiglie è “di non limitarsi al nome o alla nomea del quartiere, di andare oltre, di vedere oltre, di dare una possibilità a questi quartieri che sono anche innovativi“. Il PTOF, in linea con questa visione proattiva, enfatizza la necessità di “strutturare ambienti di lavoro accoglienti e funzionali alle esigenze di apprendimento” e di “promuovere forme di apprendimento coinvolgenti”, con investimenti previsti dal PNRR per la trasformazione delle aule in ambienti innovativi.